Ci mancava solo questa!
Discussione aperta da: 26-Sep-2007 08:23:53 AM [87.16.217.175]
|
[12] messaggi - Invia risposta (dialog box a fondo pagina) |
|
Bravi, ci mancava solo questa!!! Capite che se ogni maestro pur di offrire un prodotto nuovo, magari esotico, lo sport combat non emergerà mai! Essendo questa una disciplina koreana si và ad aggiungere alle svariate federazioni di Taekwondo ed Hapkido. Capisco il senso di appartenenza tipo Fight club ma secondo me questa frammentazione delle arti marziali è dannosa per gli atleti. Solo le MMA vedi UFC e PRIDE potranno salvarci. Questo mio intervento non è un attacco alla vostra disciplina anzi spero di partecipare ad un vostro stage. Avendo praticato Karate, Kung Fu, JKD, Kali, Lotta e Boxe posso ricordarvi che fondamentalmente la principale differenza tra le arti è la filosofia con cui si praticano, per il resto un pugno è un pugno per come si voglia chiamare intendo cinese japanese, koreano, vietnamita, ecc... il risultato non cambia, conta il KO o la sottomissione dell'avversario sia per gara o per difesa personale. Ciao a tutti M° Michael Houston |
|
Gentile Maestro, ho visto che si è iscritto anche alla mailing list del blog per cui sarà avveduto di questa risposta.
Sono Marco Mattiucci, responsabile nazionale per Hwa Rang Do e Tae Soo Do. Ho lavorato per anni per portare il HRD e TSD in Italia e continuo ad allenarmi con forza e determinazione anche ora che sono prossimo ai 40 anni. Mi sono comportato sempre con il massimo dell'onestà ed ho avuto scambi, in 24 anni di pratica, con maestri ed istruttori di praticamente ogni stile di combattimento, dando e ricevendo sempre buone cose. A volte le ho date ed ho insegnato, a volte le ho prese e ho appreso ma in nessun caso è stato possibile discutere sulla mia onestà (può liberamente chiedere ai maestri che mi conoscono). Non disdegno di combattere con nessuno e diversi dei miei allievi combattono negli incontri dello MMA Italia da lei citato (organizzazione peraltro da me molto apprezzata per la professionalità).
Ciò premesso le dico che il Hwa Rang Do per me NON E' SOLO IL KO E LA SOTTOMISSIONE DELL'AVVERSARIO. Se così fosse non lo praticherei, non lo insegnerei e non gli avrei dedicato la mia vita, la mia casa e la mia famiglia. Non lo considero uno stile come tutti gli altri ma UN MODO DI VIVERE. Viviamo in un paese libero e quindi possiamo scegliere il modo (onesto) di vivere e penso di non aver mai danneggiato nessuno mostrando che è possibile vivere come un gruppo compatto che condivide buoni ideali ed una sana pratica marziale.
Lei è benvenuto ai nostri stage aperti al pubblico. In genere quando il 7° dan Chief Master Taejoon Lee viene in Italia ne svolge e ne darò notizia su questo BLOG. Cordiali saluti, Marco Mattiucci Hwa Rang Do - Italia |
|
Anche se ho riletto più volte, non ho ben afferrato il concetto di "ci manca solo questa", chiedo spiegazioni. Sono però d'accordo con il M° Mattiucci che un arte marziale non è solo Ko e sottomissione, è uno stile di vita, un modo di essere anche al di fuori del dojo/dojang, altrimenti è "solo cazzottare", come diceva il mio primo Maestro coreano di TaeKwonDo/Hapkido, che mi ha insegnato per un breve periodo. Pensate alla delusione di chi pratica per sottomettere e viene sottomesso, la mia esperienza mi fa ricordare che spesso la vergogna lo induce ad abbandonare, come diceva il M° Mattiucci quando le si prendono si impara molto, ma bisogna essere bravi ad annullare il proprio superomismo, restare umili, capire che anche imparare ad incassare e basta per riportare meno danni possibili ha il suo grande valore. In definitiva io penso che si è campioni nella vita prima di esserlo sul ring, non è un ko che ti cambia l'entusiasmo di praticare se ti piace veramente farlo, il vero guerriero viene fuori quando lotti per qualcosa a cui tieni, non per una medaglia o per una coppa, se mi dovessi trovare a difendere mio figlio penso che sarei spietato mentre nelle competizioni sento che non è poi tanto importante vincere, l'importante è combattere bene, non sempre si è alla massima forma, l'importante è dare il meglio che si può in quel frangente. Questo discorso è valido sul tatami come nella vita ed è questa la grande correlazione tra pratica marziale e vita quotidiana,dare il massimo con la massima onestà. Con rinnovata stima per il M°Mattiucci. Mirco Mantini |
|
Pregiatissimo Maestro, la ringrazio per la risposta. Le chiedo SCUSA per la maniera con la quale ho esordito nel suo blog, a volte mi piace provocare, di sicuro non volevo offenderla, attaccare lei e men che meno la sua ARTE, anzi come Lei ha notato mi sono iscritto alla mailing list perchè come Lei dice c'è sempre da imparare. Vorrei precisare, per correttezza verso la stessa, che non sono affiliato alla sigla MMA IT. Per tornare al discorso le porrò la domanda in maniera più corretta, da tecnico e da atleta al tempo stesso in quanto ho 30 anni: se chiediamo in giro chi sia il campione del mondo dei 100m sicuramente avremo una risposta precisa, se chiediamo quale sia la federazione di riferimento sempre per rimanere in argomento atletica avremo un altrettanto chiara risposta. Se chiediamo chi sia il campione del mondo dei pesi massimi di boxe ci faranno almeno 4 nomi, per il karate o la kick almeno 10 ... io stesso partecipai ai campionati del mondo di Sandà, ma con le svariate federazioni che ci sono in giro chi realmente può dire di essere il n° 1 e quale sia lo stile più efficace. Secondo me è giusto che ogni Arte Marziale abbia la sua storia le sue tradizioni e via dicendo, ma è anche giusto trovare un punto in comune per riunire sotto un unica bandiera tutti i praticanti, per questo ribadisco che secondo me l'unica soluzione sono le MMA. Purtroppo come lei sà non esiste un Arte Marziale che curi tutti gli aspetti del combattimento, ritengo lo stesso JKD incompleto, per me un Fighter completo dovrebbe essere esperto di Thay boxe, wing chun e brazilian jj come minimo, ma lei immagina un ragazzo che dopo esser andato a scuola, la sera deve frequentare 3 palestre, quanto gli costerebbe in termini economici e di tempo. L'ho provato sulla mia pelle, ero affascinato dalle caretteristiche peculiari di certi stili ma nessuno mi ha soddisfatto per intero perchè mancava sempre qualcosa che si faceva da un altra parte, come dire il giardino del vicino è sempre più bello. Per questo ai miei allievi insegno tutto quello che ho appreso mischiando le ARTI. Ammiro il suo senso di appartenenza e il suo "modo di vivere" HRD, purtroppo il mio lato oscuro non mi permette di essere come Lei, io voglio solo prevalere sui miei avversari nello sport e nella vita viste le mie esperienze in Bosnia, Iraq, Afganistan e Kosovo e a proposito ne ho per i grandi sostenitori del Krav Maga: si arrogano un metodo militare, li avrei portati a spasso con me, nel Giugno 2002 quando ancora Babel non era iniziata, per le strade di Nassirya, Bassora, Bagdad, ma di questo ne vorrei parlare alla prossima perchè ora devo portare la parmiggiana a Don Gino (è vero) l' ex cappellano di Tor di Quinto con il quale si andava a spasso per Kabul nel 2004. Le preciso che non sono cc ma par. Cordiali saluti, M° Michael Houston |
|
Gentile Maestro Houston, per una questione di chiarezza voglio innanzitutto sottolineare che il Signor Mantini, che ha inserito un post, non è mio allievo ma un praticante esterno al HRD Italia che segue il nostro BLOG.
Sono molto contento del suo atteggiamento positivo evidenziato attraverso le scuse che però non erano e non sono necessarie. Dal suo primo messaggio si vedeva benissimo che è una persona costruttiva ed educata anche se giustamente guerriera (le nostre esperienze ci portano ad essere più o meno duri di fronte alle situazioni). Se così non fosse stato non avrei consentito al suo messaggio nel BLOG di apparire (filtro tutto ciò che è ineducato). Sono stato ufficiale formatore militare in diverse Scuole dell'Arma e dell'Esercito per diversi anni ed ho imparato a distinguere tra maleducazione e durezza.
Ma veniamo alla sua ultima risposta. Cercando di risultarle utile le esporrò il mio punto di vista:
>> "Secondo me è giusto che ogni Arte Marziale abbia la sua storia le sue tradizioni e via dicendo, ma è anche giusto trovare un punto in comune per riunire sotto un unica bandiera tutti i praticanti, per questo ribadisco che secondo me l'unica soluzione sono le MMA." Aderisco al suo punto di vista limitatamente ai combattimenti. Ossia tutti devono essere liberi di confrontarsi con tutti mediante regole comuni. Non si può però imporre un unico modo di vedere le arti marziali e l'addestramento a tutti. Un pugno, un calcio, una leva, una proiezione sono sempre tali in combattimento a prescindere dall'arte marziale, ma il modo di allenarli cambia molto da scuola a scuola, da istruttore ad istruttore, ecc.. La MMA Italia è un ottimo esempio di questo modo di pensare.
>> "Purtroppo come lei sà non esiste un Arte Marziale che curi tutti gli aspetti del combattimento, ritengo lo stesso JKD incompleto, per me un Fighter completo dovrebbe essere esperto di Thay boxe, wing chun e brazilian jj come minimo, ma lei immagina un ragazzo che dopo esser andato a scuola, la sera deve frequentare 3 palestre, quanto gli costerebbe in termini economici e di tempo." Il HRD cura il combattimento a corta distanza (Goo Too Gi = grappling in piedi ed a terra), quello a media/lunga distanza (Kyuk Too Gi = HRD full contact = calci, pugni, ginocchiate, proiezioni e lotta), quello armato (Moo Gi Dae Ryun = spada di bambù, bastone, pugnale con armatura) e soprattutto l'autodisciplina (il HRD ha origini militari, vi è l'attenti, l'inquadramento, ecc.), la meditazione, nonchè la pratica in ambienti ostili come foreste, neve, mare, ecc. E' quello che nella mia ricerca pluriennale ho trovato di più completo e cerco di far pagare i miei allievi lo stretto indispensabile per le lezioni (in molti casi "difficili" ho addirittura aiutato io economicamente).
>> "L'ho provato sulla mia pelle, ero affascinato dalle caretteristiche peculiari di certi stili ma nessuno mi ha soddisfatto per intero perchè mancava sempre qualcosa che si faceva da un altra parte, come dire il giardino del vicino è sempre più bello." Ho attraversato anch'io questa stessa strada diversi anni fa. E' sicuramente positivo, significa che è un praticante in crescita.
>> "Per questo ai miei allievi insegno tutto quello che ho appreso mischiando le ARTI." Ho fatto anch'io questo per diversi anni, non c'è niente di male, condividiamo molto...
>> "Ammiro il suo senso di appartenenza e il suo "modo di vivere" HRD, purtroppo il mio lato oscuro non mi permette di essere come Lei, io voglio solo prevalere sui miei avversari nello sport e nella vita." Anche in questo senso tocca qualcosa che mi è molto familiare. Per un certo periodo della mia vita l'obiettivo che guidava ogni mio allenamento (che definire duri, le assicuro, era minimizzare) era uccidere e/o disabilitare nel più breve tempo possibile qualsiasi tipo di avversario. Oggi sono contento di dire che non è più così. Ma non rinnego nulla di quei tempi, mi hanno portato qui e qui mi piace...
Cordiali saluti, Marco Mattiucci Hwa Rang Do - Italia |
|
Carissimo Mirco, spero che leggendo il mio seguito ci saremo chiariti, anche se ognuno ha la sua storia per cui a mio avviso si può parlare di AM in generale poi ognuno le applica a seconda delle proprie esigenze: sport, difesa personale o per sopravvivere CQS (police/military). Attualmente sono atleta pro di MMA e io partecipo per vincere e non vinco sempre, ma se non avessi questa determinazione non vincerei mai. Sono Insegnante tecnico di mestiere e Maresciallo di professione. Ora stesso faccio parte della NRF9, entry force spiegabile in 72 ore, capirai che per me la padronanza delle Arti Marziali è fondamentale. Ciao a tutti M°M.H. |
|
Anche io sono stato Fante Paracadutista 186° Nembo 2° sca 2001 dove avrei voluto fare più pratica militare e meno servizi, ma in tredici di leva su un migliaio di VVB, VFP, le occasioni erano poche. Dalla sua prima discussione mi era sembrato che il suo concetto di pratica si rivolgesse tutto alla sottomissione, io pratico per migliorare anche le piccole sfumature, per educare il corpo e la mente, anche alla sconfitta se questa arriva. Per quanto riguarda il discorso dei sistemi di combattimento militari, close combat, li ritengo validi tutti e nessuno, la loro pratica (per circa un anno) mi ha cambiato tipo di percezione del combattimento, diversamente da come ero abituato in ambito agonistico, ho imparato a minimizzare i movimenti ed andare subito ai punti sensibili (lo insegnano tutti i sistemi di difesa validi). Un buon combattente, secondo me, non è per forza un multimarzialista, anche se io lo sono ma chi incarna l'essenza dell'arte che pratica e va al sodo della situazione. Ad esempio è mia opinione che le tre arti da lei menzionare non portino necessariamente ad un combattente completo. Dal mio punto di vista, io cerco la completezza con un altro mix (ovviamente non pensando di avere la ragione in tasca ma solo di aver trovato un mio equilibrio): il Tae Kwon Do è per i calci, come quasi tutte le discipline Coreane, la miglior opzione (lo fanno studiare nelle scuole di kung fu in Cina), Aikido/Jujitsu, sono testati da centinaia di anni come ottimi strumenti di difesa. In più con l'inserimento del ninjutsu sto apportando la scaltrezza di chi doveva minimizzare lo scontro e riportarsi subito in sicurezza, ultima arte che ho intrapreso con molta soddisfazione è il kyusho (ho fatto sabato la prima lezione) che penso sia la ciliegina sulla torta. Per collegare tutto in una simbiosi valida c'è bisogno di dedizione e studio, anche e soprattutto sulla carta, per poi passare al tatami. Con ciò dico che questo va bene per me, per l'idea che ci ho fatto sopra e non è una ricetta universale. Comunque c'è sempre chi pur non sapendo nulla di arti marziali ci può dare un bel "pagone",contando sulla forza di chi lavora duro (cavallari, muratori, magazzinieri), magari unita alla cocciutaggine di chi non demorde mai, io personalmente sto sempre molto attento a queste persone. Es. un mio amico che alleva cavalli non è veloce, non è agile, non conosce le leve, non sa calciare, ma ha uno schiaffo (allenato sul muso dei cavalli) che esprime potenza al solo tocco e che non auguro a nessuno di prendere. Sono sicuro che potrebbe mandare tranquillamente al KO una persona. Sempre felice di poter scambiare opinioni, Mirco Mantini |
|
Caro Mirco, mi rammarico per la tua esperienza militare, non mi dilungo in questi discorsi non per scortesia nei tuoi confronti ma perchè questo è un blog di AM. Tornando a noi, il mondo è bello perchè è vario, e la tua combinazioni di arti non mi dispiace anche SE... discutiamone un po': secondo me un praticante di TKD, Karate, viet vo dao o shaolin con almeno 6 anni di pratica alle spalle ha molta più tecnica di un Thay/Kick boxer, ma non è abituato al contatto pieno e si espone troppo con i calci alti... risultato: low kick - colpo d'incontro per il secondo. Passiamo al wing chun di cui spero non avrai ad obbiettare il lavoro di chi sao o i pugni a catena o la difesa/attacco. Per quanto riguarda l'Aikido e il jujitsu mi trovi d'accordo in quanto io ho mensionato il BJJ che nè è una evoluzione, vanno bene anche il judo o il sambo per il discorso proiezioni-leve-bloccaggi. Scaltri si nasce non si diventa con il ninjitsu, pensa alla cazzimme dei napoletani (Maestro, non è una parolaccia il TC Ferraro ci farebbe/darebbe delle lezioni...) Per quanto riguarda i lavoratori duri io penso che loro possano indubbiamente procurare un KO ma nei confronti di un Fighter potrebbe essere solo un KO fortunoso e se KO non fosse che fine farebbero??? Non è un riferimento personale al tuo amico ma una considerazione in generale. Ciao, alla prox |
|
Hwarang a tutti! Innanzitutto grazie per gli spunti di riflessione che mi avete dato. E' da un bel pò di anni che pratico arti marziali, ma ho fatto pochissime gare e non ho mai avuto l'occasione di battermi realmente (come si usa dire per la vita o per la morte). Vi confesso che da un lato mi spaventa molto un possibile scontro reale, dall'altro mi affascina e mi attira. Spesso mi sono chiesta come posso minimamente comprendere l'essenza delle arti marziali senza aver sperimentato in pratica ciò che queste arti insegnano... Mi sembra, a volte, di essere un musicista che immagina di suonare lo strumento che tiene in mano. In questo senso sono d'accordo sul fatto che un pugno, una leva, uno strangolamento hanno lo scopo preciso di infierire un danno ad un avversario e che possiamo fare tanti bei discorsi ma, in una situazione reale conta solo chi riesce a colpire e con che risultato. Passando però da metodo di combattimento ad Arte il guerriero è colui che affronta le difficili sfide di tutti i giorni, combatte i nemici più subdoli e tiene fede al suo ideale anche quando tutto intorno a lui lo farebbe desistere... Non so se è un'illusione, una scusa o una giustificazione, ma so che questo modo di vedere le cose ha effetti che vanno ben al di là del visibile e sento che è la direzione giusta e perciò la seguo, solo ed esclusivamente per il fatto che decido di farlo. Ho praticato altre arti precedentemente e spesso mi sono sentita incompleta. Quando ho incontrato il Hwa Rang Do non ho più avuto bisogno di cercare in più luoghi: sicuramente la completezza dell'Arte mi appaga molto, ma il vero motivo credo risieda nel fatto di aver scelto, molto semplicemente, in maniera assoluta. Mi spiego meglio. Qualche mese fa durante la celebrazione di un matrimonio, un "Don" nella sua predica citò "il piccolo principe" e, rivolgendosi allo sposo disse: "Vedi, il piccolo principe era innamorato della sua rosa, l'unica rosa di tutto il suo pianeta, era la più bella e lui non aveva occhi che per lei. Egli non pensava esistesse nulla di simile in tutto l'universo. Un giorno però capitò in un altro pianeta e, con suo immenso stupore vide migliaia di rose come la sua; ma poi guardò meglio e si rese conto che nessuna, proprio nessuna era speciale come la sua rosa, perchè la sua rosa era quella che lui aveva scelto, era la rosa che amava"... La completezza non è nella tecnica, ma nell'arte e questo penso sia vero anche in pratica: posso studiare migliaia di tecniche e non essere in grado di applicarne neppure una al momento giusto oppure studiare un'arte "meno completa tecnicamente" ed essere infinitamente più efficace. Vi prego di accettare queste righe per quello che sono: pensieri ad alta voce di una praticante che non è maestra di niente e non ha certo l'esperienza pratica che tutti voi Maestri avete. Cordialmente, Federica Valenti |
|
Carissima Federica, innanzi tutto voglio dirti quanto stimo le donne "guerriero", sembrerà strano ma mi trasmettono una forte femminilità, una donna proprio Femmina, come ce ne è bisogno al giorno d'oggi. Approvo pienamente tutto ciò che hai detto e le tue parole sono a loro volta spunto per me, grazie. Per rispondere brevemente sia a te che al Mar.huston, io penso che in uno scontro reale quello che poi conta in definitiva è la lucidità mentale perchè le tecniche in se sono tutte buone, restare vigili e attenti a come si evolve la situazione, mantenere i punti di sicurezza e le vie di fuga. Queste cose non si hanno dentro, si imparano, certo se uno è un broccolo!!! Spero vivamente che non si debba mai arrivare ad un esperienza simile anche se mi alleno sempre ad affrontarla, è per questo che mi sto interessando molto ai metodi psicologici di passare da aggredito ad aggressore, cambiando le parti si può evitare lo scontro (anche metodi di lotta mentale che fanno parte del ninjutsu, posture, rumori, urla). Sempre per Federica: neanche io sono maestro, anzi per il mio concetto di imparare non lo sarò forse mai, penso di dover essere come un bambino (prendo ad es. mio figlio), sempre in cerca di nuove scoperte, sempre al massimo della curiosità, che impiega tutto se stesso nella ricerca di qualcosa di nuovo da imparare o da capire meglio e con quel candido stupore che si stampa in viso quando raggiunge "l'illuminazione", quella piccola-grande conquista che lo porta sul cammino per diventare un uomo. Se tutti praticassimo le nostre arti con questo concetto arriveremmo alla nostra fine, se c'è, con l'entusiasmo del primo giorno. Con stima per tutti Voi. Shisengumi Mirco Mantini |
|
Carissima Federica, innanzi tutto voglio dirti quanto stimo le donne "guerriero", sembrerà strano ma mi trasmettono una forte femminilità, una donna proprio Femmina, come ce ne è bisogno al giorno d'oggi. Approvo pienamente tutto ciò che hai detto e le tue parole sono a loro volta spunto per me, grazie. Per rispondere brevemente sia a te che al Mar.huston, io penso che in uno scontro reale quello che poi conta in definitiva è la lucidità mentale perchè le tecniche in se sono tutte buone, restare vigili e attenti a come si evolve la situazione, mantenere i punti di sicurezza e le vie di fuga. Queste cose non si hanno dentro, si imparano, certo se uno è un broccolo!!! Spero vivamente che non si debba mai arrivare ad un esperienza simile anche se mi alleno sempre ad affrontarla, è per questo che mi sto interessando molto ai metodi psicologici di passare da aggredito ad aggressore, cambiando le parti si può evitare lo scontro (anche metodi di lotta mentale che fanno parte del ninjutsu, posture, rumori, urla). Sempre per Federica: neanche io sono maestro, anzi per il mio concetto di imparare non lo sarò forse mai, penso di dover essere come un bambino (prendo ad es. mio figlio), sempre in cerca di nuove scoperte, sempre al massimo della curiosità, che impiega tutto se stesso nella ricerca di qualcosa di nuovo da imparare o da capire meglio e con quel candido stupore che si stampa in viso quando raggiunge "l'illuminazione", quella piccola-grande conquista che lo porta sul cammino per diventare un uomo. Se tutti praticassimo le nostre arti con questo concetto arriveremmo alla nostra fine, se c'è, con l'entusiasmo del primo giorno. Con stima per tutti Voi. Shisengumi Mirco Mantini |
|
Gentile Federica, il tuo intervento è ben accetto, anche perchè così il discorso si allarga a più persone e il punto di vista femminile è d'oro perchè una rarità. Ti devo fare solo un appunto: io non ho l'esperienza pratica perchè sono un Maestro ma perchè sono stato e sono tuttora un atleta e perchè sono un militare che opera in territori ostili. Essere Maestro più che altro è una responsabilità: immagina quando spiego ai miei allievi i colpi letali, la mia preoccupazione maggiore non è che percepiscano la tecnica, ma che si rendano conto che determinate tecniche vanno usate solo in casi estremi non per altro per non passare da vittime ad aggressori, a uno schiaffo non si porge l'altra guancia ma neanche si reagisce con un colpo nei genitali-jab fingher alla gola-dita negli occhi e via dicendo; se ci puntano un coltello allora vale il detto "MORTE TUA, VITA MIA". Ti preciso che non insegno ai bambini perchè io non sono un formatore ma un estremista e preferisco avere a che fare con gente adulta. Sempre a vostra disposizione, Maestro Mik HOU |